Parlare in pubblico

parlare in pubblico

Occasioni per parlare in pubblico ce ne sono sempre,

anche se non tutti siamo chiamati a svolgere un intervento “ufficiale” come una relazione ad un convegno. Però capita di dover tenere un discorso in occasione di un evento, sia pure esso un compleanno, oppure di partecipare ad assemblee, riunioni, eventi in cui si può dire la propria davanti un pubblico più o meno numeroso.

In tutti i casi l’atteggiamento conveniente da tenere mentre si parla in pubblico conta molto anche se i contenuti del discorso sono di assoluto interesse per la platea che ascolta.

Chiunque può identificarsi nell’oratore di cui parlo: dal venditore che presenta una progetto a più persone di un’azienda potenziale cliente ad un membro di un consiglio d’amministrazione, dal componente di un consiglio direttivo di un’associazione ad un inquilino di un condominio in assemblea, da un cittadino in un’assemblea pubblica ad un genitore che interviene in una riunione nella scuola di un figlio.

Le occasioni di parlare in pubblico sono tante, ma le regole di una buona comunicazione sono più o meno sempre le stesse.

Fondamentale è cercare il contatto visivo e “fisico” con il gruppo di ascoltatori: se esso è piccolo basta rivolgersi a tutti i presenti, uno alla volta, per qualche secondo ed il gioco è fatto, ma se gli ascoltatori sono 100? Se il punto da cui si parla è fisso è conveniente guardare tutte le zone dell’uditorio fissando magari qualcuno ognittanto: se dirigiamo lo sguardo nel vuoto o sempre in un punto dell’ambiente facilitiamo la distrazione. Meglio se ci si può muovere un poco perché, rivolgendosi con il proprio corpo ai vari settori dove sono collocati gli ascoltatori, si stabilisce meglio la comunicazione.

Quindi è importante “comunicare” cioè stabilire un rapporto con l’ascoltatore fatto di parole, ma anche di postura, movimento del corpo: si chiama “comunicazione non verbale” che è altrattanto importante come le parole che si pronunciano.

Ci sono degli atteggiamenti da evitare assolutamente: girare le spalle all’uditorio è un errore molto grave; tenere le mani in tasca, sui fianchi o nella cintura dei pantaloni è un atteggiamento di sufficienza e distacco da chi ascolta; le braccia incrociate o le mani unite sono un classico atteggiamento di chiusura.

Altro elemento importante è la voce, naturalmente. Bisogna variare il tono, inserire delle pause, scandire bene le parole parlando lentamente: tutto ciò non solo attira l’attenzione maggiormente, ma aiuta anche chi parla a riflettere su ciò che si sta per dire. L’emozione, decisamente normale per ognuno che parla in pubblico, specie se questo è “importante” (ma tutti gli interlocutori sono importanti durante il giorno), è l’ostacolo più grande che si deve affrontare: ci sono delle soluzioni efficaci.

Annotarsi in un foglio le cose da dire, i punti principali del proprio intervento: sembra una banalità, ma quando si è davanti ad un pubblico si può perdere facilmente il filo o dimenticarsi cose, anche importanti, da dire.

Respirare bene: inspirare ed espirare prima di iniziare e poi inspirare prima di parlare aiuta ad avere la voce meno strozzata, meno tremolante. Il principale errore che si compie è quello di andare in apnea producendo abbassamento del tono di voce, accelerazione del discorso che diventa meno comprensibile ed efficace, aumento del proprio imbarazzo, dimunizione della capacità di auto controllo. Fermarsi qualche secondo durante il discorso non è un delitto.
Iniziando un discorso con “sono…”, “svolgo l’attività di…”, “vivo a…” consente di rompere il ghiaccio dicendo cose che non si sbaglieranno mai, prendendo coraggio e diminuendo la tensione.

Certamente ci sono molte altre cose da considerare per questo argomento, ma se già riuscissimo a mettere in pratica questi pochi consigli miglioreremmo non poco la nostra “presenza” in certe occasioni.